Fottimi. Qui posso dire ciò che voglio. Non nell'altra stanza, in giugno aperto, all'oasi che ci accolse sfacciati e diffidenti, dove immersi le narici tra le crepe di un sospiro e mi corruppe l'aspro sapore dello zenzero. Sotto il palato, ti sento, berbero. Vorrei accendermi una sigaretta, aspirarti e poi tossirti via. Se tu fossi fumo, ti spanderesti nel mio cielo e per acciuffarti mi solleverei in volo, s'alzerebbe la gonna a mostrare sulla coscia una lacrima di piacere e in quel regno sconosciuto, col culo poggiato s'una nuvola di passaggio, vedrei l'alito della tua essenza ricomporsi in un miraggio, carne rossa e occhi color foglia La tua lingua, oh! La lingua che non mi ficcherai mai in gola, mi esplora, e mi accarezza col tronco e con la punta. Ah, la lingua, che affonda, beve, si bagna, mi sputa nella fica e s'infogna. La tua bella, bellissima, lingua adesso è dura dritta gonfia!
