Langue


Comments Off

Fottimi. Qui posso dire ciò che voglio. Non nell'altra stanza, in giugno aperto, all'oasi che ci accolse sfacciati e diffidenti, dove immersi le narici tra le crepe di un sospiro e mi corruppe l'aspro sapore dello zenzero. Sotto il palato, ti sento, berbero. Vorrei accendermi una sigaretta, aspirarti e poi tossirti via. Se tu fossi fumo, ti spanderesti nel mio cielo e per acciuffarti mi solleverei in volo, s'alzerebbe la gonna a mostrare sulla coscia una lacrima di piacere e in quel regno sconosciuto, col culo poggiato s'una nuvola di passaggio, vedrei l'alito della tua essenza ricomporsi in un miraggio, carne rossa e occhi color foglia La tua lingua, oh! La lingua che non mi ficcherai mai in gola, mi esplora, e mi accarezza col tronco e con la punta. Ah, la lingua, che affonda, beve, si bagna, mi sputa nella fica e s'infogna. La tua bella, bellissima, lingua adesso è dura dritta gonfia!

Volgare!


Comments Off

T'avevo detto di cominciare dal grado alcolico più basso! Tu invece hai voluto strafare e adesso stenti un erezione se non te lo succhio per bene... Volgare, "Che volgare!" Non cerca di splendere come la giada ma è semplice come una pietra Donna che vince in nudità Calvario del maschio pantofolaio nei posticipi di serie A! Trascina quel culo sul lenzuolo coi denti affamati di capezzoli Turgidi da latte da letto da lotta Gioia animale Frenulo sottile splendente di saliva sale e muore In gola Come una regina o una puttana qual è la differenza lo dicono le dita che affondi nella fica per aprire un varco di luce al tuo passaggio Sei il mio Caravaggio ferisci di spada al primo alterco Ti cerco per calzarti come un guanto Mi sento argilla e fango avvitata liquida al tuo uccello prendo forma attorno Sono un bicchiere di puro piacere Riempimi tutta fino all’orlo e straborda Nei miei mille metri d’anima Nei miei cento giorni di sogno.

Cuore


Comments Off

Ci sono volte in cui non sopporto il ruminare continuo dell'ora di pranzo. Un chiodo in testa. Ci sono sensazioni che crescono come incubi. Un laccio alla gola. Momenti in cui il solo rumore del cucchiaio che cade nel piatto mi spezza dentro. Uno stupro al silenzio. Porte, chiavi, spiragli. Potrei infilarmi sotto le coperte e masturbarmi, sarebbe artistico, trovarmi sperduta in mezzo alla mia anima con due dita nella fica. Mi capita per pudore di non chiedere, è penoso avere freddo e morire di fame. Questi sono i veri ponti: quelle coperte architettoniche dove l'umidità ti penetra le ossa, ti ammuffisce. Vorrei un cuore di bue, di quello con cui si amano i figli, che lo corrompa l'usura del tempo, o passi il primo cane a stracciarlo. Un cuore di bue, vorrei.